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LA CULTURA DELLO STUPRO

23 Aprile 2021

E’ quell’insieme di comportamenti che, più o meno volontariamente e/o consapevolmente, vengono messi in atto in una società per “normalizzare” lo stupro, ovvero per farlo diventare un’eventualità possibile e accettabile, che va messa in conto perchè fa parte della vita.

Diffondere la cultura dello stupro significa quindi portare avanti una serie di atteggiamenti e luoghi comuni, di stampo chiaramente patriarcale, compiendo ragionamenti e sostenendo argomentazioni del tutto devianti rispetto ad ogni razionale ed oggettiva valutazione critica della realtà.

Nello specifico si fa cultura dello stupro quando:

  • si ribalta la logica del reato e si analizza non la condotta di chi lo ha commesso, ma la condotta di chi lo ha subito: 1) come era vestita? 2) era ubriaca? 3) era uscita da sola? etc , etc….
  • si giudica la vittima in ogni minimo dettaglio della sua vita: 1) è single? 2) può essere considerata una “brava ragazza”? 3) che tipo di sessualità ha? etc, etc….
  • si giustifica il violentatore: 1) è stato provocato 2) non ha colto i segnali di mancanza del consenso 3) non è comunque in grado di contenere i suoi istinti, in quanto uomo….etc etc

Dunque, anzichè cercare di capire perchè, in una società formalmente evoluta, ancora ogni giorno ai danni delle donne vengono perpetrate violenze sessuali, domestiche, psicologiche, revenge porn, femminicidi, disparità lavorative, salariali, genitoriali, verbali, formali e sostanziali, si derubrica tutto a NORMALI DINAMICHE TRA GENERI.

Non ci si preoccupa di educare alla parità, di condannare gli atteggiamenti di sopraffazione, potere e vessazione che quotidianamente vediamo ovunque (dagli spettacoli in tv alla politica, dalla scuola al mondo del lavoro), non si studiano modelli educativi da proporre fattivamente in ogni ambito sociale, nè si attuano le buone prassi che in altri paesi hanno sovvertito la mentalità maschilista e sessista.

No, in Italia si dibatte su ciò che le donne devono fare per non essere stuprate: ovvero ci si focalizza sui comportamenti di chi subisce la violenza, anzichè su chi la compie.

In parole semplici: tutte le argomentazioni ruotano sull’oggetto del reato anzichè sul soggetto.

Perchè le donne devono sapere che non possono viaggiare da sole, che non possono uscire la sera, che non possono mostrare il loro corpo, che non possono lamentarsi del cat calling (ma anzi devono esserne contente!), che non possono avere una vita sessuale attiva nè essere felicemente single, che durante le violenze devono urlare, reagire e denunciare subito, che devono magari anche frequentare corsi di difesa personale per essere in grado di difendersi da sole e che comunque in qualche modo se la sono cercata: le donne, insomma, devono anche accettare l’ipotesi di essere stuprate. Perchè così va il mondo.

La colpa in qualche modo è (anche) loro, non della bestia che ha commesso il crimine.

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