La vicenda della famiglia con la casa nel bosco ha suscitato e continua a suscitare moltissime polemiche.
Ritengo che, come sempre, se non si è addetti ai lavori, bisognerebbe evitare di commentare e sproloquiare, perchè non è utile a nessuno buttare benzina sul fuoco.
Ovviamente quando ci sono di mezzo temi delicati, come la famiglia ed i diritti dei bambini, tutti si scatenano a dire la propria opinione, ma ci sarebbe da diffondere un’informazione importante: i bambini non sono dei genitori e no, i genitori non possono decidere di farne quel che vogliono. Mai.
Ci sono fortunatamente studi di psicologia che “guidano” le normative e chi vuole essere genitore oggi deve essere rispettoso di queste leggi: dall’obbligo scolastico all’obbligo vaccinale, oltre ai più basici doveri di fornire vitto ed alloggio, oltre che cure e attenzioni emotive.
Non è sufficiente l’amore genitoriale: anzi, questo non è affatto un parametro di valutazione per la magistratura, perchè il modo di amare è soggettivo, e spesso purtroppo chi ama morbosamente i figli fa loro più male di chi magari è meno “innamorato” della propria prole.
Essere dei buoni genitori significa garantire al bambino una serie di bisogni fondamentali: sicurezza, sviluppo, relazioni, accesso al mondo esterno.
Quindi potrà capitare che persone che amano profondamente i loro figli e credono di fare il loro bene in assoluta buonafede, abbiano invece comportamenti gravemente dannosi per loro.
Dunque l’intenzione soggettiva non basta per valutare la qualità della funzione genitoriale ed i tribunali (tramite gli assistenti sociali) valutano in base a parametri rigorosi se il minore è in una situazione nociva o se è ben seguito e cresce in modo adeguato alla sua età ed alle sue specificità.
Quando emergono situazioni potenzialmente pregiudizievoli, l’ordinamento prevede strumenti di intervento proprio per tutelare il minore.
I tribunali intervengono quando il comportamento dei genitori arreca pregiudizio alla salute, all’istruzione o alle condizioni di vita del figlio: questo non per punire i genitori, ma per tutelare il minore.
Vengono disposte infatti consulenza psicologiche e/o psichiatriche in cui si esaminano gli apetti fondamentali della genitorialità:
- Funzione di protezione.
l genitore deve essere in grado di garantire al bambino sicurezza fisica e ambientale, evitando esposizioni a rischi prevedibili.
2. Funzione di accudimento
Riguarda la capacità di rispondere ai bisogni primari del minore, quali nutrizione, igiene, cure sanitarie, stabilità nella vita quotidiana.
3. Funzione affettiva
Non si tratta semplicemente di dichiarare amore, ma essere capaci di sintonizzarsi emotivamente con il bambino, riconoscere i suoi stati emotivi e offrirgli contenimento e sicurezza.
4. Funzione regolativa
Il genitore aiuta il bambino a costruire regole, limiti e organizzazione della realtà. I bambini non crescono bene nel caos.
Hanno bisogno di prevedibilità e di una struttura relazionale chiara.
5. Capacità di mentalizzazione
È la capacità di comprendere la mente del bambino: cosa prova, cosa pensa, cosa teme, cosa desidera. Questa competenza è considerata centrale nella psicologia dello sviluppo contemporanea.
6. Apertura al mondo esterno
Una funzione genitoriale adeguata favorisce l’incontro con il mondo, che sia la scuola e le relazioni con i pari, le esperienze sociali, il confronto con contesti diversi dalla famiglia.
7. Capacità di collaborazione con le istituzioni
Quando intervengono servizi sociali, scuola o autorità giudiziaria, è importante che il genitore dimostri disponibilità al confronto e alla revisione delle proprie scelte. Non sempre è facile, ma è spesso un indicatore rilevante nella valutazione complessiva.
Quando abbiamo notizia di decisioni giudiziarie molto forti — come l’allontanamento temporaneo di minori — è naturale reagire emotivamente, ma è importante ricordare una cosa: se i genitori non tutelano i bambini, se non sono in grado di farlo per propri problemi emotivi, psicologici, mentali, economici, o di qualsiasi altro genere, deve pensarci la società a tutelarli.
E questo corrisponde all’intervento dei servizi sociali e poi dei Tribunali dei minori; perchè i bamini non sono proprietà dei genitori, nè una loro estensione fisica ed emotiva, sono persone che meritano rispetto e che hanno dei diritti inviolabili, sanciti univocamente a livello internazionale.
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