Nella mia professione i social sono molto importanti.
Infatti da una parte li analizzo quando sono stati utilizzati per commettere reati e da una parte li studio quando io stessa li sfrutto per comunicare con i clienti e talvolta anche per recuperare informazioni utili a costruire una strategia difensiva.
Tra i reati più odiosi legati ai social e che ho trattato in questi anni, mi vengono subito in mente:
- la diffusione di materiale pedopornografico (tema della traccia scritta di diritto penale quando sono stata commissaria all’esame di abilitazione forense),
- il revenge porn e lo stalking,
- il cyber bullismo (https://avvsarabattistini.it/diritto-penale/cose-il-cyberbullismo/) e la diffamazione (https://avvsarabattistini.it/senza-categoria/la-diffamazione-via-social-quando-si-configura-e-come-punita/),
- ma anche tutti i reati patrimoniali legati al phishing ed alle varie truffe di trading online o il furto di credenziali bancarie, che spesso provengono da annunci mirati di imperdibili offerte che ci vengono proposte in base alle nostre scelte analizzate dal famoso algoritmo.
E’chiaro che la tecnologia se usata in modo illecito può essere davvero pericolosissima, soprattutto perché è al di fuori del nostro controllo e spesso anche di quello delle forze dell’ordine, che non possono stare al passo di milioni di contenuti illegali che circolano costantemente nella rete.
Per questo è fondamentale anche la piccola azione quotidiana del singolo, che “segnali” gli abusi che vede direttamente alle piattaforme, le quali sono tenute a vigilare e preservare i loro utenti.
Ad esempio io personalmente molto spesso segnalo commenti violenti, razzisti o discriminatori, così come pure alcuni profili che istigano all’odio o diffondono informazioni false o che palesemente truffano le persone.
A volte le piattaforme prendono in considerazione le mie segnalazioni e a volte purtroppo no, ma io continuo ugualmente, perché sono convinta che la goccia scavi la pietra: questo è proprio uno degli assiomi che ispira le mie azioni, perseverare è la chiave del successo in qualunque ambito.
Anche i social dimostrano questo: si può avere un’enorme visibilità, un immediato impatto su migliaia o milioni di utenti, ma ciò che conta è mantenere poi quel riscontro di popolarità nel tempo.
Nel mio caso ad esempio ho qualche centinaio di follower sulla mia pagina Facebook, ma per il mio tipo di lavoro sono più che sufficienti, perché si tratta nello specifico di una parte dei miei clienti: il social che ho scelto per comunicare con loro risponde alla loro fascia d’età e dunque è funzionale al mio scopo.
Questo per me è un modo virtuoso per usare i social: la diffusione di informazioni utili, la divulgazione, la comunicazione immediata ed amplissima, la connessione diretta con tutti senza filtri e senza intermediari, la condivisione di conoscenza ed esperienza.
0 commenti