Qualche giorno fa scadeva l’appello di una sentenza: di solito siamo noi avvocati a impugnare le decisioni del Tribunale, sperando di ottenere una sentenza migliore in appello.
Stavolta invece temevo un appello del Pm: in primo grado infatti avevo ottenuto un risultato molto positivo.
Ero riuscita a convincere i giudici della mia tesi difensiva e confesso che, quando era stato letto in aula il dispositivo della sentenza, mi ero quasi commossa, sia per la soddisfazione personale di vedere riconosciuto il mio lavoro, sia per il risultato ottenuto per i clienti.
Quando mi è arrivata la notifica dell’appello del PM, per quanto me lo aspettassi, sono rimasta male ed ero amareggiata soprattutto di doverlo comunicare ai clienti.
Poi un collega mi ha fatto riflettere.
Paradossalmente il miglior complimento possibile per un penalista è un appello della Procura: significa che la difesa ha fatto un buon lavoro,
Se il primo grado si fosse concluso con una decisione “tiepida” o frutto di un compromesso, l’accusa avrebbe potuto accettarla.
Quando il PM decide di impugnare, significa che la difesa ha scardinato totalmente l’impianto accusatorio, costringendolo a muovere il secondo grado per tentare di recuperare terreno.
Quindi seppure dispiaciuta, ho cercato di rassicurare i clienti, per quanto ovviamente non posso garantire che la Corte d’appello confermi il risultato ottenuto in Tribunale.
Il processo penale è una maratona, non uno sprint: i tempi sono lunghi, ci possono essere fino a 3 gradi di giudizio e bisogna esercitare la pazienza e la perseveranza.
Ma affrontare il secondo grado con una sentenza di primo grado favorevole dà comunque un vantaggio: perchè i fatti, per come sono stati ricostruiti e accertati finora, ci danno pienamente ragione.
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