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Il circo mediatico

IL CIRCO MEDIATICO DI GARLASCO

11 Maggio 2026

Il “Caso Garlasco” è diventato un circo: rappresenta per me tutto quello che mai dovrebbe accadere dall’inizio alla fine di un processo per omicidio.

Dalle indagini fino ad oggi non c’è stato rispetto di niente (regole, procedura, etica, buon senso) e di nessuno, in primis della vittima.

Mi chiedo poi: chi desidererebbe che il proprio legale stesse più in tv che in studio o in tribunale?
Durante la mia formazione ho imparato che l’avvocato deve rifuggire il processo mediatico: e questa è tutt’oggi la mia convinzione, ed il motivo per cui non ritengo accettabile che per un po’ di pubblicità si baratti il diritto alla riservatezza, che è uno dei capisaldi del rapporto di fiducia con il cliente. Un conto è tutelare il proprio assistito, anche attraverso un corretto rapporto con la stampa, ed un conto è predisporre, assieme alla strategia difensiva, anche la regia per il processo mediatico.


Perché succede questo? Perché purtroppo, come ci insegna Stefano Nazzi, il circo mediatico influenza le decisioni dei tribunali: inquirenti, pm, giudici togati e giudici popolari, periti.

Un’abile strategia mediatica purtroppo riesce dunque ad ottenere risultati che una difesa tecnica forse non potrebbe: l’assoluzione pubblica. Che, come sappiamo, è più importante di quella giuridica.

Se Tizio sembra innocente, perché così viene descritto dai mass media, passa in secondo piano che un tribunale lo abbia condannato; ugualmente una assoluzione non cancella l’idea di colpevolezza veicolata per anni nelle varie trasmissioni.

Il precedente difensore di Stasi, professore di procedura penale, si è sempre tenuto lontano dai riflettori e ha seguito una precisa linea comportamentale molto rigorosa: aveva ottenuto due assoluzioni, una in tribunale ed una in Corte d’appello, ma poi la Cassazione ha annullato e si è tornati al punto di partenza. Il fatto che poi Stasi sia stato condannato sembra oggi colpa della mancanza di esposizione mediatica del legale, più che del fatto che effettivamente Stasi potesse essere l’autore dell’omicidio.


Con il nuovo team legale è iniziato un nuovo ciclo che ha puntato tutto sulla “revisione mediatica” e al momento pare che questa metodologia abbia funzionato. Anzi di più: il tribunale mediatico ha già revisionato la sentenza e per la maggioranza delle persone Stasi è innocente ed è stato processato “senza prove”!
E’ da vedere se poi effettivamente ciò si tradurrà anche in una sentenza, cosa che si dà per scontata ma non lo è: infatti, a mio modestissimo parere, la narrazione degli ultimi tempi è degna di un film americano ma giuridicamente inconsistente.

Ciononostante, oggi Stasi, condannato con sentenza definitiva per omicidio, è ritenuto innocente e Sempio, senza alcuna sentenza, è invece giudicato colpevole.
È un mondo al rovescio, dove si ottiene un risultato allucinante e distopico: non è vero ciò che viene deciso nelle sedi giudiziarie, ma è vero ciò che viene riferito convulsamente, imprecisamente, nevroticamente sul web.

A me fa impressione che i processi si facciano prima in piazza e poi nelle aule giudiziarie: i procedimenti penali non sono reality show in cui si può decidere chi vince con il televoto.

Questo paragone mi è uscito involontariamente perfetto. Avete presente i tagli ed i montaggi che gli autori fanno nei reality per far odiare Caio ed eliminare Sempronio? Ecco, con i processi mediatici avviene la stessa cosa: una selezione di informazioni cucinate e servite a seconda dell’impatto che si vuole ottenere.

Se nei palazzi di giustizia un processo dura mesi ed anni il motivo è che si sviscera (o si cerca di farlo) tutto.

E c’è un contraddittorio: non proprio perfetto spesso (come noi avvocati abbiamo cercato di farvi capire per l’ultimo referendum), ma insomma la giustizia si amministra nei palazzi di giustizia e secondo legge, non in tv secondo auditel.


È stata uccisa una ragazza ed è una tragedia: ci vorrebbero rispetto, competenza e serietà.

Chi non li ha in dote, dovrebbe solo fare SILENZIO.

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