Lo scorso 22 ottobre il Tribunale Costituzionale polacco ha dichiarato incostituzionale l’aborto per malformazione del feto: per il diritto polacco quindi è ora legale abortire solo se la gravidanza deriva da stupro, incesto o se mette a rischio la vita della donna.
Per tale ragione in questi giorni le donne polacche si stanno mobilitando per manifestare il loro forte dissenso rispetto ad una simile pronuncia, che viola gravemente i loro diritti.
Questa protesta somiglia molto a quella del 24.ottobre 1975 messa in atto dalle donne islandesi, che fecero uno sciopero per ottenere il riconoscimento del loro lavoro nella società; per mettere fine alla disuguaglianza salariale ed alle discriminazioni lavorative, quel giorno le donne non andarono a lavorare, nè svolsero le loro quotidiane occupazioni casalinghe e di accudimento e cura di figli e familiari.
Oggi l’Islanda, anche grazie a quella protesta (ed alle molte altre che sono seguite), è il paese al mondo dove le donne sono meno discriminate (anche se ancora non c’è una vera uguaglianza, purtroppo).
Protestare dunque, in modo pacifico e mirato e scegliendo strumenti di comunicazione efficaci, è sempre un ottimo modo per attirare l’attenzione della politica ed affermare i propri diritti.
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