Giovedì 11 marzo 2021 il Parlamento europeo ha votato a maggioranza una risoluzione per dichiarare l’Europa un territorio di libertà per le persone Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender, Intersessuali, Queer (Lgbtiq).
Questo intervento si è reso necessario perché in Polonia ed in Ungheria le discriminazioni sono purtroppo all’ordine del giorno e l’omofobia e la repressione di omosessuali e trans sono state addirittura legalizzate, con l’istituzione di località “Lgbtiq free” ovvero dove è proibito avere un orientamento sessuale diverso da quello etero.
Queste persecuzioni di stampo nazista sono il risultato delle politiche sociali dei governi di destra, alimentate poi dall’intolleranza della Chiesa (a Cracovia l’arcivescovo ha parlato addirittura di “peste arcobaleno” per condannare le famiglie non ‘tradizionali’).
L’Unione europea è dunque intervenuta con questa risoluzione per riaffermare i principi cardine di civiltà, uguaglianza e rispetto dei diritti umani.
Già nei mesi scorsi erano stati congelati i sussidi europei del Recovery fund destinati a Polonia e Ungheria, perché finalizzati ad un uso non conforme alla politica comunitaria; ma le due nazioni non avevano posto fine alle loro ideologie di odio e violenza.
Poiché è inaccettabile che all’interno dell’Unione europea i diritti umani vengano calpestati, è giusto che non si finanzino progetti di paesi che violano i diritti fondamentali delle persone ed è importante che tutti gli altri stati prendano una posizione netta di condanna nei loro confronti.
Purtroppo tra coloro che hanno invece ritenuto di non condannare le politiche persecutorie di Ungheria e Polonia, e di votare quindi contro la risoluzione sopra richiamata, ci sono molti europarlamentari italiani, tutti della Lega o di Fratelli d’Italia.
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