Cos’è la deontologia? È l’insieme delle regole etiche e di condotta, che devono improntare il comportamento di un professionista.
Per chi esercita la professione legale queste regole sono racchiuse nel Codice deontologico forense (consultabile a questo link https://www.consiglionazionaleforense.it/codice-deontologico-forense).
Si tratta di un insieme di articoli che disciplinano le varie situazioni specifiche che possono verificarsi tra gli operatori del diritto (colleghi, magistrati, cancellieri), con i clienti e con altri professionisti, nonché con la stampa e anche in generale con la collettività.
Questo perchè il mestiere di avvocato non è un lavoro come tanti altri, ma assolve ad una funzione sociale, che dunque permea tutta l’esistenza della persona.
Proprio per questa sua rilevanza pubblica, per un legale non è possibile scindere il comportamento professionale da quello privato; tanto è vero che in caso di condanne penali si può essere persino radiati; ma pure si rischiano sanzioni disciplinari se si tengono atteggiamenti giuridicamente innocui, ovvero che non sono nè reati, né illeciti civili o amministrativi, ma che mettono a rischio la credibilità, la serietà, l’affidabilità.
E’ il caso ad esempio di chi usa i social in modo esibizionistico, provocatorio, lesivo del decoro della classe forense: per questo motivo alcuni post o foto che alla maggioranza delle persone sembrano più che legittimi, non lo sono se a pubblicarli è un avvocato, il quale deve avere sempre una condotta irreprensibile da ogni punto di vista.
L’avvocato deve agire con lealtà e correttezza nei confronti dei clienti, dei terzi e anche della controparte: questi doveri infatti sono un canone generale dell’agire di ogni legale e sono importantissimi, perchè servono a tutelare l’affidamento che la collettività ripone nel difensore stesso, quale professionista leale e corretto.
Per quanto mi riguarda la deontologia non è una pura formalità o una lista di divieti astratti: sono molto rigorosa sia per carattere, sia per rispetto del cliente. Infatti evitare comportamenti azzardati o spregiudicati significa proteggere la posizione dell’assistito, che potrebbe subire spiacevoli conseguenze se il suo avvocato si muove in modo avventato, impulsivo o non perfettamente aderente ai precetti deontologici.
E’ sempre meglio avere uno scrupolo in più e vincere di cortesia, piuttosto che essere aggressivi ed inutilmente furbi. Non si tratta di mancanza di grinta o di combattitività, tutt’altro: chi mi conosce sa che entrambe queste qualità non mi mancano. Ma preferisco la forza della trasparenza e della chiarezza, la credibilità guadagnata sul campo dimostrando il massimo rigore etico ed il pieno rispetto delle regole.
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