L’art. 7 della Costituzione sancisce l’indipendenza dello Stato dalla Chiesa cattolica.
L’Italia dovrebbe essere quindi uno stato laico, anche se per anni il cattololicesimo è rimasto di fatto la religione di stato: era infatti obbligatoria a scuola, i crocifissi erano in tutti i luoghi pubblici ed il Vaticano si ingeriva continuamente nelle questioni politiche italiane.
Ciò era possibile perché la normativa di riferimento per definire i rapporti tra Italia e Chiesa cattolica era quella dei Patti Lateranensi, stipulati nel 1929 da Mussolini; finalmente nel 1984 tali accordi furono rivisti con gli Accordi di Villa Madama, che parzialmente migliorarono la situazione, anche se purtroppo ancora l’Italia non si dimostra effettivamente laica.
Il fatto che uno Stato sia laico non è un impedimento alle religioni, anzi le rafforza tutte: perché garantisce la libertà di praticare quella che si vuole, senza restrizioni, né obblighi.
Quando invece gli stati impongono una religione è lì che il diritto a professare un credo o ad essere atei viene limitato, compresso e negato.
È quello che succede nelle nazioni, dove gli integralismi religiosi dettano legge ed impediscono quindi diritti egalitari.
Ciò che molti politici italiani temono, ovvero l’avvento in Italia dell’islamismo (considerata una religione troppo estremista), è ciò che loro stessi stanno attuando con la religione cattolica: cercano infatti di imporla come religione di stato, negando il diritto di professare liberamente altre religioni e creando immedesimazione sociale con i riti cattolici, benché in primis loro stessi siano esempi di non cristianità.
Tutto ciò con mero fine propagandistico, per demonizzare chi è diverso, per razza, etnia, fede, orientamento sessuale. Perché non è la messa a mezzanotte del 24 dicembre a rappresentare i valori cattolici, così come non veicolano tali principi il cenone della vigilia di Natale, né il crocifisso negli uffici pubblici, né il presepe a scuola.
La religione non deve incidere sulla politica sociale, economica, culturale o giudiziaria di un paese: la religione è un fatto privato e tale deve rimanere. Laddove infatti la religione viene adottata come riferimento giuridico si creano totalitarismi, tirannia, negazione di libertà.
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