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L’AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO

26 Dicembre 2024

L’amministrazione di sostegno è una forma di tutela per le persone fragili.


La fragilità in questione può essere fisica o psichica, temporanea o permanente, legata a questioni familiari, economiche, abitative, ma anche a dipendenze ed altre problematiche.

Come funziona?
La persona bisognosa di aiuto o i suoi familiari o i servizi sociali chiedono al Tribunale la nomina di un amministratore di sostegno, motivando l’istanza: i richiedenti possono indicare come Ads un familiare, un amico, un professionista, se ritengono che sia idoneo al compito.

Il giudice tutelare studia la documentazione depositata a corredo della richiesta e poi convoca i richiedenti e il soggetto da amministrare per ascoltarli in contraddittorio.
Dopodiché a sua discrezione decide se nominare l’Ads e se incaricare la persona indicata o qualcun altro.
In genere nelle situazioni più critiche viene scelta una persona esterna alla cerchia familiare ed amicale, che non sia quindi influenzata emotivamente e che possa gestire con indipendenza e autonomia l’amministrato.

L’amministrazione di sostegno è un obbligo morale di elevato valore sociale.
Proprio per questo non è previsto alcun compenso, ma viene talvolta riconosciuta un’indennità, che consiste in un rimborso delle spese sostenute e non documentabili, come spostamenti, telefonate, piccoli acquisti, e serve anche a ricompensare l’Ads del tempo e delle energie investite nello svolgimento della funzione.

Come ho già spiegato, i bisogni della persona possono essere i più varii, da quelli meramente burocratici, a quelli sanitari, o di gestione finanziaria, o di supporto logistico ed organizzativo o tutto questo insieme.

Io sono stata nominata come Ads inizialmente su richiesta di alcuni clienti, che avevano piena fiducia in me e poca nei loro parenti.
Accorgendosi di non essere più autonomi, mi chiedevano aiuto e protezione: con l’amministrazione di sostegno li ho supportati per anni e li ho accompagnati praticamente fino alla morte. È stato per me al tempo stesso molto doloroso, ma estremamente arricchente dal punto di vista umano e professionale.

Successivamente a queste esperienze, piuttosto faticose sia a livello psicologico che pratico, una magistrata mi ha chiesto se poteva inserirmi nell’elenco degli amministratori di sostegno, pur non avendo io frequentato alcun corso di formazione specifico, né presentato alcuna richiesta di iscrizione alla lista.
In ogni tribunale vi è infatti un elenco, a cui i giudici tutelari attingono per le nomine.

Ho visto in questa richiesta, per me del tutto inaspettata, una attestazione di stima ed il riconoscimento di tanti anni di rigoroso impegno e meticolosa rendicontazione.
Infatti l’Ads deve periodicamente resocontare la sua attività al giudice tutelare e in determinate circostanze lo deve interpellare per assumere le decisioni di maggior rilievo: quindi si instaura un rapporto di collaborazione tanto più efficace e proficuo, quanto più l’Ads riesce a dare al magistrato un quadro chiaro e preciso di ogni situazione e a prospettare le possibili soluzioni in modo pragmatico e veloce.

Negli ultimi anni sono stata poi nominata molto spesso amministratrice di sostegno, anche per casi molto difficili: ovviamente vado fiera di questi incarichi, perché mi permettono di dare il mio piccolo contributo alla società, che è poi uno dei motivi per cui ho scelto di fare l’avvocata (un altro l’avevo raccontato qui: https://avvsarabattistini.it/cineforense/codice-donore/.)

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