A volte alcuni magistrati trattano gli avvocati con disprezzo e arroganza.
Penso dipenda dal fatto che ci percepiscono spesso come incompetenti e soprattutto come una perdita di tempo, in particolare quando i nostri assistiti sono ai loro occhi inconfutabilmente colpevoli.
Allora, se sosteniamo una tesi diversa da quella che loro avevano già in mente, provano un fastidio che è quasi tangibile, fanno smorfie e facce sdegnate, come se non potessimo osare di decidere una linea di difesa.
Quando mi succede, e purtroppo è successo anche pochi giorni fa, rimango davvero mortificata e dispiaciuta: io non vado mai in udienza impreparata e sentirmi trattare da ignorante mi pare irrispettoso ed offensivo.
Nello specifico la giudice mi ha ribadito il contenuto di una norma, come se io non la conoscessi, e ha voluto anche spiegarmela, come se io non fossi in grado di capirla: inutile dire che in queste occasioni “il silenzio è d’oro”.
Avrei sempre la battuta pronta (e l’essere toscana me le fa venire in testa piuttosto colorite), ma l’ironia non è per tutti e la deontologia deve comunque prevalere.
Fortunatamente poi il nostro ordinamento prevede il vaglio di più giudici e infatti ho presentato appello in riferimento alla misura cautelare imposta al mio assistito: non vedo l’ora di poterlo discutere davanti al Tribunale delle libertà e seppure la mia richiesta non venisse accolta, spero che almeno lì riceverò un trattamento più corretto e consono al ruolo ed alle circostanze.
Ognuno è chi decide di essere e io ho scelto di essere educata, rispettosa, tenace e pervicace.
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