Film corale, molto coinvolgente e interessante, con attori particolarmente talentuosi ed un’analisi storica efficace.
È strutturato in modo tipicamente “americano”, sia per la scelta dei temi, sia per il modo di affrontarli ed esibirli, sia per la capacità di creare pathos e tenere sempre alto il livello emotivo.
Si tratta di una storia vera, accaduta alla fine degli anni ’60: 7 attivisti, che promuovevano campagne contro il governo e contro la guerra del Vietnam, vennero processati con l’accusa di aver provocato le gravi sommosse di Chicago del 1968, in occasione della convention del partito democratico.
Mi ha ricordato moltissimo i fatti del G8 di Genova, perché il tema centrale è quello della repressione violenta delle proteste sociali da parte della polizia.
Il regista è lo sceneggiatore di Codice d’onore ed infatti si colgono moltissime analogie con quel film: ad esempio gli avvocati che si riuniscono con gli imputati dopo le udienze per discutere della strategia difensiva, il procuratore buono costretto a perseguire in nome della carriera, il susseguirsi di testimonianze con la classica cross examination tensiva, la linea narrativa che si muove per flashback, l’enfatizzazione del sistema giudiziario americano, il finale in climax crescente con un esito non scontato.
A mio parere è un film da vedere, perché racconta delle discriminazioni razziali e sociali, evidenzia le storture del sistema americano, condanna la violenza delle forze di polizia, esalta temi come la pace e l’impegno politico.
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