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ACCORDI PREMATRIMONIALI

16 Aprile 2026

Si sente spesso parlare di accordi prematrimoniali tra i divi di Hollywood e le celebrità internazionali, mentre in Italia siamo ancora abituati a considerare il matrimonio come una dimensione esclusivamente affettiva, rinviando la gestione economica al futuro e pensando che saremo fortunati e non avremo bisogno di un avvocato.

Invece, a mio modesto parere, gli accordi prematrimoniali sono un atto di responsabilità, perchè pianificare non significa non credere nel “per sempre”, significa semplicemente essere adulti consapevoli che la vita può essere imprevedibile. 

È come mettere la cintura di sicurezza: si spera di non avere un incidente, ma la prudenza è la scelta migliore in assoluto. 

Purtroppo in Italia questo è ancora un argomento tabù, mentre permetterebbe di iniziare il matrimonio con una trasparenza totale: niente non detti, niente zone d’ombra finanziarie. Perché la maggior parte del contenzioso in sede di separazione nasce proprio per le questioni finanziarie e quindi sarebbe opportuno sistemarle in modo efficiente già prima di sposarsi (o di convivere). 

Quando poi le cose vanno male e si decide di separarsi di interrompere una convivenza, si comincia con “ho pagato io la ristrutturazione”, “i mobili sono tutti dei miei nonni”, “hai voluto anche l’asciugatrice” e si finisce con il pretendere che gli accordi di separazione stabiliscano persino chi deve comprare le matite ai figli (una scatola in ciascuna casa, ndr).

L’ordinamento italiano non ammette veri e propri patti prematrimoniali vincolanti in vista della crisi coniugale, né accordi che predeterminino gli effetti patrimoniali di una futura separazione: infatti il nostro codice civile tutela i doveri coniugali e la natura personale del rapporto e quindi non è possibile ad esempio fare un accordo prematrimoniale in cui si rinuncia al mantenimento o in cui si concorda che uno dei due non contribuirà mai alle spese familiari: i diritti ed i doveri previsti dal matrimonio (FEDELTA’, ASSISTENZA MORALE E MATERIALE, COLLABORAZIONE, COABITAZIONE, CONTRIBUZIONE IN PROPORZIONE ALLE PROPRIE SOSTANZE ECONOMICHE E CAPACITA’) sono inderogabili.

Questo non significa però che la sfera economica debba restare indefinita: al contrario, per mia esperienza, ci sono ampi spazi di regolamentazione attraverso strumenti giuridicamente leciti e pienamente efficaci.

Ad esempio si può decidere il REGIME PATRIMONIALE E LA GESTIONE DEI CONTI.

  • Quanto al regime patrimoniale, ovvero comunione o separazione dei beni, questa è una scelta obbligata che si deve fare proprio alla celebrazione del matrimonio, ma mi è capitato frequentemente che fosse stato deciso totalmente a caso. Invece è opportuno valutare bene i pro e i contro delle due opzioni nei casi specifici, perchè dire a priori che l’una è meglio dell’altra non è possibile: ogni situazione deve essere vagliata ed approfondita.

  • Si può poi disciplinare la gestione operativa delle spese quotidiane e di quelle straordinarie: ad esempio un conto comune destinato alle spese familiari (mutuo, utenze, scuola), alimentato in misura proporzionale ai redditi e poi stabilire a grandi linee quali saranno le spese future che si intende fare per pianificarne i costi e le tempistiche (casa di proprietà, seconda casa al mare, fondo per i figli, etc etc). Chiaramente se già in partenza gli obiettivi non sono comuni e si notano evidenti incomatibilità, questo argomento può essere anche uno spunto utile per valutare se il matrimonio sia la scelta più azzeccata, laddove non si abbia la stessa visione del presente e del futuro. 

  • Inoltre si può stabilire come verranno gestiti gli acquisti fatti durante la vita comune: è molto utile conservare traccia delle spese, perchè molto spesso la confusione sulla tracciabilità dei pagamenti non consente poi di suddividersi facilmente i beni più rilevanti (come arredi, elettrodomestici, borse, gioielli e orologi, …) ed eventualmente di spartirsi anche i debiti residui (mutui, finanziamenti e i classici pagamenti periodici per i figli come le spese dentistiche o di mantenimento agli studi universitari). Decidere fin dall’inizio come dividere consente di prevenire azioni complesse di ripetizione di indebito o arricchimento senza causa.

  • Altro tema delicato è spesso l’abitazione familiare, sia essa in affitto, acquistata o di proprietà di uno o dei parenti di uno dei coniugi: diventa fondamentale qualificare il contributo economico che si dà, poichè il rischio è altrimenti che tali somme vengano intese come liberalità o contributi non ripetibili. Per questo, quando si effettuano apporti rilevanti, è opportuno formalizzare la natura dell’esborso (prestito, conferimento con obbligo di restituzione, o altra causa giustificativa), nei limiti consentiti dall’ordinamento.

Ci sono poi altri istituti cui si può ricorrere per gestire al meglio la parte finanziaria di una relazione: trust, convenzioni, atti di riconoscimento di debito,…)

L’obiettivo non è “anticipare la crisi”, ma ridurre le aree di possibile conflitto, quale è sicuramente quella economica, attraverso strumenti già previsti dal diritto civile: regime patrimoniale, tracciabilità dei conferimenti, chiarezza nella gestione delle spese.

Un matrimonio economicamente consapevole è più solido perché meno esposto al rischio che la disorganizzazione ed i problemi economici dell’uno o dell’altro si trasformino in conflitti. Non si tratta di “contrattualizzare l’amore”, ma di evitare squilibri che nel tempo possono diventare conflitti.

Se siete interessati ad approfondire e capire la strutturazione dei rapporti patrimoniali tra coniugi, conviventi o futuri tali, sono a disposizione per parlarne e darvi indicazioni sulla base della più recente prassi giurisprudenziale e nel rispetto dei limiti posti dal codice civile.

Categoria: Diritto civile
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