Il socio è un film che tratta del confine tra successo e legalità sottesi all’attività di un avvocato.
E’ tratto da uno dei più bei romanzi di John Grisham e il protagonista è Tom Cruise, che anche in questa pellicola interpreta un legale: si tratta della classica storia del neolaureato idealista e brillante, che viene assunto dal grande studio all’americana, nel quale però dietro ricchezza e potere si nascondono molte attività criminali.
La storia quindi è piuttosto basica, ma il film, come il romanzo, è avvincente perchè pieno di colpi di scena, tensione, azione: la parte più interessante comunque è quella relativa ai dilemmi morali, alle suggestioni psicologiche, agli spunti di riflessione sull’etica professionale dell’ambito forense.
Guardare oggi questo film, con la sensibilità maturata negli ultimi anni in tema di governace, fa riflettere molto su quanto sia importante ogni aspetto di trasparenza e legalità all’interno delle strutture di potere: infatti i tipici reati dei “colletti bianchi” (sovrafatturazioni, simulazioni contrattuali, violazione di obblighi fiduciari, occultamento di rapporti societari illeciti) sono possibili perchè vengono normalizzati in determinati contesti, allorchè le pressioni, le ambizioni e le devianze delle figure apicali hanno la meglio sui valori dei singoli.
Inutile dire che, pur essendo il sistema giudiziario radicalmente diverso, anche in Italia un avvocato si deve confrontare quotidianamente con la propria coscienza nelle scelte più semplici come in quelle più impegnative: c’è sempre la possibilità di travalicare il confine della legalità sia nell’ambito civile che in quello penale, perchè molteplici sono le occasioni di guadagno facile a discapito della deontologia e dell’integrità personale.
Il cuore della storia, che è poi ciò che mi colpisce sempre di Grisham, è che il protagonista riesce sempre a trovare una strategia legale per combattere comportamenti scorretti: le soluzioni escogitate sono sempre estremamente semplici ma efficaci e dimostrano come il diritto può essere utilizzato in modo virtuoso, anche quando sembra impossibile perchè le controparti sono colossi economici.
Nel mio piccolo questo significa lavorare bene in modo non solo formale, ma piuttosto sostanziale: perseguire sempre un senso di giustizia che deve essere la bussola delle mie azioni.
IL DIRITTO NON E’ UNA MATERIA FINE A SE STESSA MA LO STRUMENTO ATTRAVERSO IL QUALE SI REALIZZA UN MONDO PIù GIUSTO.
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