La riforma Cartabia è la più ampia riforma del sistema processuale degli ultimi 30 anni.
In riferimento alla procedura penale l’ultima riforma così incisiva risale infatti al 1988, quando il sistema da INQUISITORIO divento’ ACCUSATORIO.
La riforma Cartabia doveva entrare in vigore dal primo novembre 2022, ma il 31 ottobre un decreto legge ha rinviato l’entrata in vigore al 30 dicembre 2022: la scelta di intervenire con un decreto legge comporta che in questo periodo di tempo possono essere introdotte modifiche al testo normativo.
Il decreto legge è un istituto giuridico nella disponibilità del governo, il cui utilizzo è consentito solo allorché vi siano fattori sopravvenuti e straordinari ed esigenze di necessità e urgenza; quindi lascia molto perplessi la decisione di usare questa modalità, posto che non è cambiato nulla da quando la riforma è stata approvata e quindi il rinvio è del tutto ingiustificato. Unica possibile motivazione a tale rinvio sta nell’esigenza degli operatori di attrezzarsi, studiando e approfondendo la casistica che si potrebbe andare a generare, soprattutto nella fase transitoria di passaggio dalla vecchia normativa alla nuova.
La riforma si era resa necessaria per rispondere agli obiettivi del PNRR, ovvero oltre a delle contingenze istituzionali, vi erano da onorare degli obblighi assunti in sede internazionale.
In particolare si tratta di 3 temi: effettività della pena, rapidità della giustizia, efficienza del sistema.
La riforma è vasta e impattante sugli uffici giudiziari e su tutti gli operatori, ovvero non solo magistrati e avvocati, ma anche cancellieri e impiegati del settore giustizia.
Questo perché non solo vengono modificati moltissimi istituti, ma perché viene dato un grande sprint al processo penale telematico che finora era rimasto la Cenerentola del sistema giudiziario italiano.
Il processo civile telematico è infatti già attivo da qualche anno ed anzi con l’emergenza pandemica ha preso avvio e si è stabilizzata per alcune udienze la modalità esclusivamente online.
Per ciò che concerne la parte telematica l’entrata in vigore è stata prevista per fine 2023, proprio perché i palazzi di giustizia dovranno dotarsi di strumenti idonei a rendere possibili le procedure digitali e formare il personale a tal fine.
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